IL PRESENTATORE DELLA RASSEGNA CANZONE D’AUTORE

Il presentatore della Rassegna della canzone d’autore è l’ormai mitico Antonio Silva, colui il quale ogni anno promuncia la frase che apre la Rassegna. Nonostante prostata e calcoli vari egli resiste, inossidato e inossidabile nella sua duplice funzione di presentatore sul palco dell’Ariston e di animatore nelle pazze nottate che seguono lo spettacolo.
La sua fama si è spinta fino al confine con la Svizzera, dove alcuni anni fa è nato (incredibile dictu) un Fans Club. Di seguito riportiamo lo scritto con il quale lo stesso Presentatore presenta il presente Club.
A proposito, dal momento che il mestiere di presentatore lo fa “a gratis”, il Silva ha anche un lavoro vero: preside di liceo.

 

COME NASCE UN FAN CLUB

È noto come nel mondo dello spettacolo – piuttosto che in quello dell’arte o dello sport – i fan club (in Brianza scrivi e pronuncia “fansclub”, una parola sola)(1) nascano e si organizzino solo intorno a personaggi di grande rilievo personale e professionale. Sono riservati ai più grandi, diciamolo senza falsi moralismi. C’ha il fan clab Valentino Rossi, mica il centauro Wolmer Stupazzoni, per dire. Orbene nel corso della più che trentennale storia del Tenco (saputello, non confondere le Rassegne – che con questa fanno trenta – con gli anni: sendo che il Club Tenco – in Brianza scrivi e pronuncia “clubtenco”, unaparolasola – è stato fondato da Amilcare Rambaldi nel 1972 c’ho ragione io) solo un fan clab ha visto la luce, ed è quello dei sostenitori di Antonio Silva. E questa davvero è la prova provata, ce ne fosse mai bisogno, che chi dà lustro e prestigio alla manifestazione è lui: il più colto, il più signorile, il più racé tra i componenti del direttivo del Club (in Brianza scrivi e pronuncia “club”, unaparolasola). Il più grande presentatore del mediterraneo. Fin dal fatidico momento in cui Amilcare lo cooptò con la profetica frase: “tu sarai la faccia pubblica del Club”. Che tutti si sono chiesti quale parte del corpo del Clab potesse essere riservata a Sergio Sacchi – responsabile grandi progetti -. Bisogna dire che anche Enrico de Angelis – responsabile artistico del Club – ha cercato di mettere in piedi un suo fan clab. Ma la sua pretesa che fosse solo femminile cozzava con l’altra pretesa di tenere segrete le identità delle sue fidanzate. Ora, dopo la P2 – il fan clab di Berlusconi -,(2) le associazioni segrete sono costituzionalmente vietate. Lo so, lo erano anche prima ma Berlusconi e Costanzo non lo sapevano. Un fan club, a suo tempo, fu proposto anche a Giorgio Vellani – amministratore del Club -: avrebbe dovuto raccogliere tutti coloro che riescono a farsi pagare un qualche minimo cachet per le loro prestazioni al Tenco, cioè due o tre soci. Ma il Vellani ha declinato subito l’invito quando ha scoperto che non c’era niente da guadagnarci. Pure el hombre venuto dall’Uruguay, Roberto Coggiola , – responsabile organizzativo – è stato contattato da alcuni fan. Ma tutti si trovarono d’accordo che l’esperienza dei tupamaros era difficilmente trapiantabile in Italia. Nessuno ha mai proposto alcunché a Sergio Sacchi il quale peraltro briga da anni per farsi ammettere all’Antonio Silva fan clab (in Brianza scrivi e pronuncia “antoniosilvafansclub”, unaparolasola). Vediamo dunque come è nato e quali caratteristiche abbia il fan clab del de cuius. La sede è a Bulgarograsso, fertile (come si intuisce) villaggio non distante da Como, che deve il nome ai Bulgari, discendenti degli Unni, invasori al tempo che fu, ma forse no: controlla sul Dizionario di toponomastica, edito dalla U.T.E.T.(3) Perché da lì, dal fertile territorio a suo tempo occupato dai Bulgari – piuttosto che dal piccolo borgo (burgulus) grasso – partì nel 1990 il gruppo di valorosi diretto a Dolceacqua dove furono colpiti da nuova fulgurazione damascena(4): apparve ai loro occhi il Mito, alias il presentatore. E fu subito fan club. C’è da dire che, nonostante la nascita avventurosa e amatoriale, il clab si è subito messo in linea con le più recenti norme governative. Così i bilanci sono tutti rigorosamente falsi. Le cifre lì appostate traggono origine e ispirazione dalla finanza creativa, ché in realtà la famiglia Ronchetti di Appiano (casata di antico lignaggio et prestigio) caccia di tasca sua il cum quibus che serve a coprire i costi delle luculliane paciate periodicamente organizzate per e con i soci. Così lo statuto comprende precise e chiare leggi ad personam, quale quella che sancisce il divieto di accesso al clab per Sergio Sacchi. Il quale non sa più cosa fare per l’invidia e di tutto tenta e tanta per poter entrare: persino commissionare al grande Antonio Silva il presente articolo. Naturalmente dodici minuti prima di andare in stampa.

Note:
(1) dove l’autore sfoggia le sue competenze di filologia comparata, che solo quel sapientone del Choukhadarian sa cos’è (2) dove l’autore fa sfoggio di sottile ironia (3) dove l’autore sfoggia le sue competenze vuoi storiche vuoi toponomastiche (4) dove l’autore fa sfoggio di competenze anco bibliche e questa la capisce solo il suo amico Gianni Mura